L’associazione DELPHIS Aeolian Dolphin Center, oltre all’attività di ricerca si occupa della realizzazione di corsi di formazione professionale, educazione ambientale e divulgazione scientifica. La nostra associazione porta avanti questo tipo di attività sostanzialmente a tre livelli indirizzati agli studenti,laureandi e laureati delle Università Italiane ed estere,alle scuole medie e superiori ed agli operatori del mondo della pesca :

1° livello: corsi per le scuole medie e superiori
I corsi curano la biologia,l’ecologia delle coste e degli organismi che vivono nei nostri mari, i ragazzi vengono messi a contatto con gli animali in alcuni casi portandoli in mare ed in altri casi “portando il mare all’interno delle scuole” la Necton infatti utilizza delle speciali vasche “tattili” grazie alle quali gli scolari possono toccare con mano gli organismi vivi che poi, finita l’esercitazione verranno rimessi in libertà in maniera del tutto indolore.
Un altro corso sempre indirizzato agli alunni delle scuole vuole avvicinare i ragazzi al mondo della pesca.
Il corso è articolato in due fasi, nella prima seguiranno due lezioni di circa 2 ore ciascuna che analizzeranno le specie ittiche commerciali presenti nei mari italiani e le attrezzature da pesca più diffuse ed utilizzate. La seconda fase consisterà in un’uscita in una marineria o un porto in vicinanza del plesso scolastico nel corso della quale avranno modo di incontrare un pescatore durante lo smagliamento del pesce dalle reti, la pulitura e la cucitura delle stesse.


2° livello: corsi per operatori del mondo della pesca.
Questi, sono corsi professionali organizzati per istruire i pescatori all’uso delle apparecchiature elettroniche di nuova generazione che ormai sono sempre più diffuse a bordo delle barche da pesca come ad esempio ecoscandagli, plotter cartografici, computer, sonar ecc...


3° livello: corsi per studenti universitari e laureati.
I corsi per studenti universitari e laureati hanno durata settimanale, trattano argomenti relativi la biologia, l’ecologia e l’etologia di mammiferi marini e tartarughe.
Nel corso della settimana, gli studenti seguono lezioni in aula e partecipano ad uscite in mare addestrative durante le quali si troveranno a contatto con la ricerca ed utilizzeranno le apparecchiature scientifiche.

Al momento vengono organizzati tre corsi:
I corsi sono:

EOLIAN CETACEAN PROJECT: si occupa della biologia della conservazione e dell’ecologia dei mammiferi marini, in particolare del capodoglio (Physeter macrocephalus), del tursiope (Tursiops truncatus) e della stenella (Stenella coeruleoalba). Si tiene nell’arcipelago delle Eolie e solitamente la base è sull’isola di Salina nel periodo tra settembre ed ottobre.
MEDITERRANEAN SEA TURTLE PROJECT: si occupa della biologia,dell’ecologia, della conservazione e della genetica della tartaruga Caretta caretta. Si tiene sull’isola di Lampedusa nel periodo tra marzo ed aprile.
LAMPEDUSA MARINE MAMMALS WORKSHOP: si occupa della biologia, dell’ecologia, dell’etologia e della conservazione dei mammiferi marini, in modo particolare del tursiope (Tursiops truncatus), del delfino comune (Delphinus delphis) e della balenottera comune (Balaenoptera physalus). Si tiene sull’isola di Lampedusa nel periodo tra marzo ed aprile.
Ogni corso è organizzato in due diversi livelli:
BASIC: indirizzato a chi non possiede conoscenze sull’argomento trattato. Seguendo questo corso si inizierà un percorso che avrà inizio dalle più elementari nozioni e man mano arriverà a far comprendere ed assimilare notizie sempre più approfondite.
ADVANCED: indirizzato alle persone che hanno già delle buone conoscenze di base e per motivi di studio,lavoro o semplicemente per passione vogliono approfondirle sempre di più. Seguendo questo corso si partirà da nozioni già abbastanza approfondite e si raggiungeranno livelli molto alti e specifici.
Tutti i partecipanti alla fine dei corsi riceveranno un attestato riconosciuto da enti ed università che certificherà l’avvenuta partecipazione.

Le specie studiate


Balenottera comune
Balaenoptera physalus

Ordine: Cetacei
Sottordine: Odontoceti
Famiglia: Delphinidae
Genere:

La balenottera comune è il più grande cetaceo del Mediterraneo ed il secondo del pianeta dopo la balenottera azzurra. La femmina è sempre leggermente più grande del maschio, già alla nascita pesa 2 tonnellate e misura tra 5,5 e 6,5 m e da adulto raggiunge i 27 m di lunghezza e 80 tonnellate di peso. Questi valori massimi, tuttavia, si riscontrano solo nelle popolazioni dei mari australi, nell’emisfero boreale generalmente si osservano animali in media di 24 m e tra le 45 e le 75 tonnellate. Il corpo è allungato e idrodinamico con la porzione centrale leggermente più affusolata e quella posteriore fortemente compressa, tra la pinna dorsale e la coda vi è una evidente cresta che rappresenta uno dei caratteri distintivi dei questa specie. Il capo è cuneiforme, con la porzione superiore appiattita e divisa in due da una cresta longitudinale nella protuberanza dello sfiatatoio; e con punta del rostro piana, senza ripiegamento verso il basso. La pinna dorsale, situata nella parte posteriore del corpo, è piccola anche se in alcuni casi può raggiungere i 60 cm e anche la forma è estremamente variabile ma con la punta arrotondata, inoltre spesso è inclinata all’indietro oltre i 45°. Le pettorali sono sottili e corte, non raggiungono il 10 % della lunghezza totale del corpo. La coda è larga e leggermente triangolare con bordo posteriore leggermente concavo, con possibili tacche o smarginature. Il corpo è grigio argenteo con sfumature di diversa tonalità e forma, ma che in genere assumono l’aspetto di una V con il vertice rivolto anteriormente e con la parte terminale diretta verso l’occhio; la parte ventrale, compreso le pinne e la coda, è bianca, mentre il capo ha una colorazione molto particolare, infatti la regione mandibolare destra è bianca, mentre quella sinistra è grigio ardesia, questo rappresenta uno dei caratteri distintivi della specie. Nel Mar Mediterraneo, la balenottera comune appare molto più abbondante nella parte settentrionale, e centro occidentale che in quello orientale, dove essa sembra comparire soltanto occasionalmente. La differenza nei valori di abbondanza di questa specie tra le aree settentrionale, centro occidentale e la parte orientale del bacino potrebbe non essere reale, ma derivare dalla mancanza di ricerche proprio in quella parte del Mar Mediterraneo. Nei mari italiani essa è particolarmente frequente in estate nel Mar Ligure occidentale, nel Mar di Corsica e nella porzione settentrionale del Mar di Sardegna: tutte regioni nelle quali, insieme alla Stenella striata, è il cetaceo più facilmente avvistabile nella stagione calda. La sua distribuzione all’interno del Mar Mediterraneo è fortemente influenza dalle migrazioni dovute ai bisogni trofici e riproduttivi; le concentrazioni di krill variano molto da un anno all’altro e le balenottere, quindi, devono localizzare il nutrimento in posti di volta in volta diversi, questo spiega perché non sono animali fedeli a un’unica zona ricca di cibo. Una femmina adulta necessita di 330 tonnellate di cibo all’anno viene immagazzinato rapidamente, nel corso della stagione alimentare, soprattutto sotto forma di grasso sottocutaneo, e dovrà servire per gran parte dell’anno. La dieta è tra tutti i misticeti, la più varia. Le componenti principali sono: eufasiacei, piccoli pesci e piccoli cefalopodi. La composizione della dieta dipende in larga misura dalla regione in cui si alimenta. In Mar Mediterraneo la balenottera si ciba prevalentemente di eufasiacei appartenenti alla specie Meganyctiphanes norvegica e Nyctiphanes couchi, ma non si può escludere che anche sardine ed altro piccolo pesce azzurro entrino a far parte della sua dieta. La balenottera comune è forse la più veloce tra i Misticeti, può raggiungere i 37 Km/h (20 nodi), velocità che può mantenere per ore; non sono campioni di immersioni: in genere si immergono di poche decine di metri e per una decina di minuti, anche se è stato accertato che possono superare i 355 m di profondità ed i 26 minuti di apnea. Come tutti i cetacei, segue d’abitudine un’alternanza tra nuoto di superficie e nuoto in immersione. La fase di superficie, durante la quale nuota mantenendosi di poco sotto il pelo dell’acqua, dura in genere pochi minuti (2-3) e comporta una serie (4-8) di atti respiratori. Le balenottere comuni hanno un assetto sociale variabile ed alquanto promiscuo, il legame più duraturo è quello che si forma tra la madre ed il suo piccolo: legame che tende a sciogliersi dopo lo svezzamento. Il fatto che la balenottera comune non abbia legami duraturi con i proprio simili non significa, tuttavia, che si tratti di specie solitaria, poiché non è infrequente osservare gruppi composti da 6-7 esemplari. In realtà su quest’argomento le conoscenze sono molto scarse, è possibile, per esempio, che questi animali possano mantenersi in contatto acustico nel raggio si svariati km e che, pertanto, il concetto di branco, inteso come un gruppo di animali che si mantengono e si spostano vicini e coordinati, debba essere opportunamente modificato per quel che riguarda i grandi cetacei. Per il momento si può affermare solo che le aggregazioni di balenottere comuni appaiono per lo più motivate da occasionali circostanze di comune interesse per gli individui coinvolti: per esempio una concentrazione di cibo, oppure la presenza di femmine in estro. Ma le vere regole di questa socialità, se ci sono, non sono ancora conosciute a pieno. In Mar Mediterraneo, solitamente, le balenottere comuni vengono avvistate solitarie o in gruppi con un massimo di 6 esemplari; la dimensione media del gruppo è di 1,5. Il ciclo riproduttivo della balenottera comune è comunque strettamente legato allo schema stagionale delle sue migrazioni. Il concepimento avviene in inverno, nelle acque calde delle basse latitudini; dopo un’estate passata in acque fredde per alimentarsi e fare la scorta di riserve energetiche, la futura madre ritorna al caldo, sul luogo dell’accoppiamento, dove partorisce dopo 11-12 mesi di gestazione. Il neonato poi segue la madre nella sua migrazione estiva verso i poli, alimentandosi del suo latte (circa 100 kg al giorno). Lo svezzamento avviene intorno ai 6 mesi, quando la piccola balenottera, cresciuta al ritmo strabiliante di circa 60 kg di peso e 3 cm di lunghezza al giorno, ha raggiunto la lunghezza di 12m e il peso di oltre 13 tonnellate. La maturità sessuale delle balenottere comuni viene raggiunta alla lunghezza di circa 18 m, tra gli 8 e i 12 anni di età.

Balenottera minore
Balaenoptera acutorostrata

Ordine: Cetacei
Sottordine: Odontoceti
Famiglia: Balaenopteridae
Genere: Balenoptera


E’ la più piccola di tutte le balenottere. In media, un esemplare adulto maschio misura circa 9 m, le femmine, in genere più grandi, raggiungono i 10 m. Il corpo è idrodinamico, muso corto e appuntito, con la cresta mediana longitudinale del rostro molto pronunciata. La pinna dorsale,falciforme, è più alta in relazione alle dimensioni fra tutte le balenottere. Le pettorali sono piccole ma slanciate con l’estremità appuntite, dietro le quali terminano i 50-70 solchi golari. La coda è larga circa il 25 % della lunghezza totale, con bordi posteriori leggermente concavi e con seno interlobare poco evidente. Il dorso del corpo è grigio scuro con delle sfumature più chiare a forma di V sulla nuca, il ventre invece è bianco o grigio chiaro, coma la faccia inferiore della coda. La faccia dorsale delle pinne pettorali ha una banda bianca la cui forma varia da popolazione a popolazione in relazione all’area geografica di appartenenza. In Mediterraneo, la balenottera minore appare occasionalmente quando imbocca lo Stretto di Gibilterra per motivi non ancora chiari, ma visto l’esiguo numero di esemplari avvistati, la teoria più accreditata è l’errore occasionale di individui isolati. Definire con certezza la dieta della balenottera minore non è semplice, grazie alla grande capacità di adattabilità a quanto maggiormente disponibile al momento, aspetto fondamentale al fine di garantire il completo fabbisogno giornaliero. Di certo l’alimentazione passa dai piccoli eufasiacei fino ai salmonidi e gadidi. La balenottera minore è una buona nuotatrice, può raggiungere e mantenere per molto tempo i 14 nodi ( 25 Km/h ) anche se normalmente il suo nuoto è molto lento, durante la fase di superficie compie da 2 a 7 soffi, l’ultimo dei quali più forte che precede l’immersione, che può durare fino a 20 minuti. La sua struttura sociale non è ben nota, in generale tendono a formare gruppi uniformi per età e sesso si pensa che questo comportamento sia legato al fenomeno delle migrazioni. Di solito è difficile avvicinarla, raramente nuota a prua e durante i movimenti sott’acqua è capace di movimenti repentini che la portano a svanire senza lasciare traccia. A volte compie lo spyhopping e breaching. Il ciclo riproduttivo è legato al ciclo migratorio, l’accoppiamento avviene in acque calde prevalentemente in inverno, la gestazione dura 10 mesi, il piccolo nasce in acque calde e segue la madre verso le alte latitudini nel corso della prima estate; lo svezzamento avviene prima dei 6 mesi d’età, quando le dimensioni del piccolo sono di circa 4,5 m. la maturità sessuale avviene dopo i 7 anni quando l’animale raggiunge i 7 m circa di lunghezza.

Capodoglio
Physeter macrocephalus

Ordine: Cetacea
Sottordine: Odontoceti
Famaglia: Delphinidae
Genere:Physeter

Il capodoglio è il più grande Odontocete; il maschio può raggiungere i 18,3 m la femmina invece i 12,5 m, alla nascita misura circa 4 m e pesa dai 500 a 800 Kg. Il capo, enorme, da solo costituisce da 1/ 4 a 1/3 dell’intera lunghezza dell’animale, l’occhio è piccolo e poco visibile. Il muso è tozzo e può prolungarsi fino a 1,5 m oltre la punta della mandibola; la mandibola lunga e sottile, è posta sotto al capo, l’apice è assai arretrato rispetto all’estremità anteriore del rostro; quando è chiusa s’incastra perfettamente in un recesso sotto il capo, diventando invisibile. Lo sfiatatoio,con un unico orifizio è posizionato all’estremità del rostro, sulla sinistra, e leggermente sollevato su una leggera protuberanza. Questo dà origine al caratteristico soffio rivolto in avanti e a sinistra. La superficie del corpo, posteriormente al capo, non è liscia, ma presenta lievi escrescenze ondulate e non presenta una vera pinna dorsale; la più grande di queste escrescenze veniva chiamata da balenieri “gobba”e per la sua forma, triangolare o arrotondata, veniva scambiata per la pinna dorsale. Le pinne pettorali, corte e allargate, costituiscono il 9-10 % della lunghezza totale. La coda è molto larga, triangolare,con un marcato seno interlobare e con margine posteriore tipicamente rettilineo. All’interno del capo del capodoglio, nel bacino sopracraniale, si trova l’organo dello spermaceti, una struttura allungata costituita da un tessuto spugnoso imbevuto di spermaceti: una sostanza lipidica costituita da esteri cerosi e trigliceridi. La sua funzione non è certa, si pensa serva per controllare la galleggiabilità o come una sorta di lente acustica, per collimare i suoni prodotti. Il colore è grigio scuro uniforme, nella regione della bocca, lungo l’esterno della mascella superiore e della mandibola la pelle è spesso bianca. Specie molto diffusa in tutto il Mediterraneo, in particolare nel Mar Ligure e intorno alla Sicilia, in generale si osserva nelle acque che sovrastano la scarpata continentale, in quanto zone ricche di cefalopodi mesopelagici, alimento principale della sua dieta. La struttura sociale è molto simile a quella del tursiope; un gruppo formato da femmine adulte con i loro piccoli, di entrambi i sessi, in genere composto da una ventina di esemplari. Le femmine, anche in questo caso, rimangono nel gruppo di nascita per tutta la vita; i maschi, invece, al raggiungimento della maturità sessuale (tra i 15 ed i 21 anni), abbandonano il gruppo di nascita per andarne a formare uno composto da individui con età e dimensioni simili il cui numero può raggiungere i 50 esemplari per gruppo, ma che va a diminuire con l’aumentare delle dimensioni degli stessi; gli individui adulti sono, quindi, solitari o in gruppi di 2-5; questi poi andranno ad unirsi, nel periodo riproduttivo invernale ai gruppi di femmine adulte, questa unione durerà solo qualche ora, successivamente i maschi abbandoneranno le femmine per andare a cercarne altre. In Mediterraneo il capodoglio viene avvistato sia singolarmente che in gruppi composti fino ad un massimo di 7 esemplari. Il capodoglio non è un grande nuotatore, in genere si sposta ad una velocità non superiore ai 4 nodi anche se è capace di raggiungere grandi velocità se spaventato. È in grado di compiere lunghe immersioni, anche più di due ore, ma normalmente durano meno di 45 minuti durante i quali può rimane fermo o nuotare attivamente raggiungendo così anche i 500 m di profondità, anche se in media arriva ai 200 m. Spesso viene osservato in superficie a riposarsi, per un periodo di tempo necessario per riprendersi dalla precedente immersione, respirando con regolarità e compiendo circa 5-6 soffi al minuto. La stagione riproduttiva di questa specie è molto ampia, va da metà inverno a metà estate. La gestazione è di 14 - 15 mesi, i piccoli nascono tra primavera ed estate e durante il parto il resto del gruppo rimane nelle vicinanze per garantire protezione e assistenza. Il piccolo viene allattano per almeno due anni e lo svezzamento può concludersi oltre i 13 anni. La maturità sessuale nelle femmine viene raggiunta tra i 7 ed i 13 anni, nei maschi tra gli 8 ed i 21.

Delfino comune
Delphinus delphis

Ordine: Cetacei
Sottordine: Odontoceti
Famiglia: Delphinidae
Genere: Delphinus

Il delfino comune è una specie nota dall’antichità e fin dalle prime descrizioni di Aristotele e Plinio il Vecchio, porta, ancor oggi, il nome assegnatogli da Linneo, che deriva dalla forma latina di delfino, delphinus, e dalla forma greca di delfino, delphis. In Mediterraneo il delfino comune misura in media 2 metri e pesa circa 90 Kg e in genere gli individui di sesso maschile sono più grandi delle femmine. Il corpo è piuttosto robusto, affusolato ed elegante. Il profilo del capo è allungato, col melone ben distinto ma di modesta entità e il rostro allungato e sottile. La dorsale, situata in posizione mediana, è relativamente alta e falcata. Le pettorali sono invece piccole, sottili, appuntite e leggermente incurvate. Il peduncolo caudale è sottile anch’esso. La colorazione è ben definita e distintiva. Dorso grigio scuro o nero, torace color crema, senape oppure ocra (a secondo della popolazione), peduncolo caudale grigio e ventre bianco. Ogni zona del corpo è delimitata da precise linee di demarcazione: la gualdrappa scura del capo e del dorso si allarga verso il basso proprio sotto la dorsale, dove si incontra con l’intrusione bianca del ventre, che si spinge indietro verso l’alto; questo incontro tra i due campi crea un cuneo nero, diretto verso il basso sotto la dorsale, che ad occhio è il carattere diagnostico più importante nel corso degli avvistamenti in mare; ne consegue inoltre una colorazione del fianco a clessidra, con la parte anteriore toracica colore senape e quella posteriore, sul peduncolo caudale, grigio chiaro, irregolarmente sfumato. La colorazione del capo presenta contrasti: il melone è scuro come il dorso; immediatamente sotto il colore crema del torace si spinge in avanti, oltre la regione dell’occhio (che è cerchiato di nero e congiunto da una linea nera con l’angolo della bocca), in una chiara linea sottile sotto al melone. Le mascelle sono scure, ma spesso due sottili strisce chiare decorrono appaiate longitudinalmente sulla parte superiore del rostro; l’apice del rostro spesso è bianco. Da metà della mandibola si diparte una sottile linea nera che va a fondersi con il nero della pettorale. Dall’angolo della bocca, invece, si diparte sovente una sottile linea grigiastra che decorre lungo il campo bianco del petto verso il ventre; qui, incontrando il margine inferiore della gualdrappa, si ingrossa in una spessa linea nera che termina nella regione genitale. Tutte le pinne sono scure su entrambe le facce, con una vistosa eccezione: la pinna dorsale presenta spesso, in molte popolazioni, una sfumatura chiara, triangolare nel centro. Non c’è una stima precisa dell’abbondanza del Delfino comune nel Mar Mediterraneo; studi compiuti tra il 91 ed il 92 nel Mare d’Alborán hanno portato alla stima di ca. 14.736 individui. Nelle aree delle Isole Maltesi uno studio condotto dal 97 al 02 portò ad una stima con densità pari a 0,135 delfini per Km2. Esistono popolazioni tipicamente pelagiche di delfino comune, e altre che, sono talmente costiere da condividere il proprio territorio con il tursiope. La profondità media di una serie di osservazioni compiute in Mar Mediterraneo era di circa 350m. E’ un ittiofago, che si ciba di molte specie di pesci, tra cui acciughe, sardine e varie specie di piccoli pesci mesopelagici. Anche i cefalopodi, entrano nella dieta del delfino comune. E’ uno dei cetacei più veloci, raggiunge una velocità massima di ca. 65Km/h, inoltre è in grado di compiere immersioni fino a circa 300m, dove rimane per almeno 8 minuti. Vive in gruppi formati da poche unità fino a migliaia di individui. Si riproduce in estate da giugno a settembre. La gestazione dura da 10 a 11 mesi. Il piccolo rimane in stretto contatto con la madre per almeno 19 mesi, epoca in cui si compie lo svezzamento. La maturità sessuale avviene per la femmina tra i 6 e i 7 anni, per i maschi tra i 5 e i 12 anni.

Globicefalo
Globicephala melas

Ordine: Cetacea
Sottordine: Odontoceti
Famiglia: Delphinidae
Genere: Globicephala

Le dimensioni del maschio di globicefalo si aggirano sui 6 metri di lunghezza e 2 tonnellate di peso. La femmina, , al massimo arriva a 5,70 m di lunghezza, mentre in media non raggiunge i 5 m e sfiora la tonnellata; alla nascita misura 1,75 m e pesa 80-100 Kg. Il corpo è allungato, sottile e diventa più robusto con l’età, il capo globoso ed il melone grande e arrotondato gli conferisce il caratteristico profilo, al di sotto del quale si trova un abbozzo di rostro appena visibile, ma diventa più evidente nei maschi più anziani. La dorsale si trova in posizione mediana e la sua forma varia molto a seconda dell’età e del sesso: è falcata negli individui giovani, relativamente diritta nelle femmine adulte, mentre nei maschi, la base è lunga, il margine posteriore concavo e l’apice arrotondato, caratteristiche ancora più evidenti negli individui maschi anziani. Le pettorali, posizionate vicino alla testa, sono sottili e lunghe fino a un quinto della lunghezza del corpo, inoltre il gomito diventa sempre più evidente con l’età. Anche la colorazione varia molto con l’età, nell’adulto è nero brillante o grigio con riflessi brunastri, sul dorso vi è una zona grigio-bianca molto evidente negli individui anziani o in quelli dell’emisfero sud, inoltre è presente una tipica macchia bianco-grigia a forma di w nella gola, nei giovani, invece, il corpo è di color nocciola chiaro e la macchia chiara non è presente. In entrambi i casi la colorazione del ventre è più chiara di quella del dorso o dei lati, inoltre in caso di individui morti il corpo appare marrone cioccolato, colorazione che troviamo anche nei neonati. In Mediterraneo è concentrato soprattutto nel mare di Alborán, tra Mediterraneo ed Atlantico. Nel Tirreno e nello Jonio appare raro. nell’Adriatico sembra sia molto raro. E’ una specie che predilige le acque profonde, in genere si avvista dove la profondità media è di oltre 2300 m. E’ una specie prevalentemente teutofaga, un esemplare adulto necessita dai 50 ai 100 Kg di cefalopodi al giorno, e si presume che i movimenti di ogni gruppo di globicefali siano influenzati dalla necessità di reperire quotidianamente sufficiente cibo. E’ una specie gregaria, i gruppi sono formati da numerosi individui, anche centinaia, estremamente compatti. L’organizzazione sociale è ben definita, si hanno gruppi formati da femmine adulte, accompagnate dai loro piccoli, che permangono nel gruppo in cui sono nati fino a oltre lo svezzamento. Il ruolo dei maschi adulti nella società non è ancora del tutto chiaro, ma pare che periodicamente passerebbero da un gruppo di femmine all’altro per aumentare le loro possibilità riproduttive. L’immersione del globicefalo non dura più di una decina di minuti ed è preceduta da una serie di atti respiratori brevi. Le profondità raggiunte di solito non superano il centinaio di metri, anche se all’occorrenza, può immergersi per parecchie centinaia di metri. La stagione riproduttiva, nelle specie studiate in Atlantico, è la primavera e l’inizio dell’estate. La gestazione dura circa 15 mesi; il piccolo rimane in stretto contatto con la madre per almeno due anni, durante i quali viene allattato. La femmina raggiunge la maturità sessuale verso i 6-10 anni, il maschio a 15-20 anni.

Grampo
Grampus griseus

Ordine: Cetacea
Sottordine: Odontoceti
Famaglia: Delphinidae
Genere: Grampus

La lunghezza dell’adulto si aggira intorno ai 3,5 m, con un massimo di 4,3 m; il peso medio è di 300-400 Kg, con un massimo di 600 Kg. Nel complesso è considerato un delfinide di medio/ piccole dimensioni, dalla corporatura slanciata ad eccezione della parte anteriore del corpo. Il capo è tondeggiante, con il melone che scende sull’apice del muso senza rostro. La mascella superiore è leggermente prominente rispetto alla mandibola; la bocca è caratteristicamente incurvata verso l’alto; È presente un solco nel centro della fronte che va dallo sfiatatoio al “labbro” superiore. La dorsale, situata sulla metà del corpo, è particolarmente alta e falcata, può raggiungere fino i 50 cm con l’estremità che può essere arrotondata o appuntita ed il margine concavo. Le pettorali sono lunghe, falcate e appuntite. La colorazione è talmente particolare che rende facile la sua identificazione in mare, soprattutto quando sono più anziani. Alla nascita è di color grigio chiaro uniforme, talvolta con una leggera gualdrappa di colore più scuro. Con il passare del tempo, mentre il colore di fondo si scurisce fino a raggiungere una tinta grigio acciaio, il corpo si ricopre di graffiature bianche, che in alcuni punti, soprattutto nella regione del capo, sono talmente fitte da conferire al cetaceo un aspetto quasi candido; una ristretta zona intorno agli occhi e le pinne, invece, restano per lo più di colore grigio scuro. Anche la colorazione del ventre è molto particolare, vi è una chiazza chiara che si estende dalla regione golare a quella genitale. E’ diffuso in tutto il Mediterraneo, ma è più abbondante nel bacino occidentale. Nei mari italiani è presente soprattutto lungo la scarpata della piattaforma continentale, e sembra prediligere quelle zone, anche vicino alla costa, dove il fondale scende più scosceso: in tutto il Tirreno e nelle acque che circondano Corsica e Sardegna. In Sicilia lo si può avvistare tra le Eolie e Ustica ma anche lungo la costa ionica. E’ una specie pelagica, in genere viene osservato ad una profondità media di 1000 m. Si nutre principalmente di cefalopodi e solo occasionalmente di pesci. Di solito vive in gruppi da una dozzina di esemplari la cui composizione sembra essere di esemplari di tutte le età e di entrambi i sessi; questi gruppi occasionalmente si fondono in “supergruppi” probabilmente per motivi di carattere riproduttivo. In normali situazioni il grampo nuota in genere lentamente (anche se può raggiungere i 25 Km/h), emergendo per respirare ogni 15 secondi circa per una dozzina di volte per poi immergersi per alcuni minuti in genere 1-2 anche se può rimanere in immersione per più di 30 minuti. La gestazione dura dai 13 ai 14 mesi e la maggior parte delle nascite avverrebbe nei mesi estivi. La maturità sessuale viene raggiunta da entrambi i sessi alla lunghezza di circa 2.7 m; a questa lunghezza la femmina ha circa 7 anni, mentre non esistono dati per quanto riguarda i maschi.

Orca
Orcinus orca

Ordine: Cetacei
Sottordine: Odontoceti
Famiglia: Delphinidae
Genere: Orcinus

L’orca è il più grande dei delfinidi, presenta un marcato dimorfismo sessuale: il maschio è lungo in media 7 m e può raggiungere i 9,75 m; la femmina raggiunge i 8,5 m ed in media è lunga i 5 m. Il corpo è robusto e possente, il capo arrotondato, non globoso e con melone ben proporzionato, si assottiglia e termina con un rostro ben visibile a punta. La pinna dorsale disposta in posizione leggermente anteriore, è uno dei caratteri distintivi della specie, è alta e falcata nelle femmine fino al 14 % della lunghezza totale del corpo, nei maschi invece può raggiungere il 22 % della lunghezza del corpo ed è ondulata in particolar modo negli esemplari anziani, in entrambi i sessi la forma è triangolare con il margine anteriore rettilineo o in certi casi leggermente concavo e quindi con l’apice inclinato in avanti. Le pinne pettorali sono larghe a forma di palette che crescono con l’età, nei maschi anziani possono essere lunghe fino a un quinto della lunghezza del corpo. La coda ha le estremità appuntite, i margini leggermente concavi e un seno interlobare evidente. Il dorso è nero brillante senza sfumature ma con una linea netta di demarcazione con il ventre bianco, questa colorazione si estende dalla mandibola, prosegue lungo i fianchi dove c’è una propaggine lobata rivolta all’indietro e continua fino alla regione genitale e termina nella faccia inferiore della coda. La faccia inferiore delle pettorali è scura come la superiore. Dietro e poco più in alto dell’occhio vi è una vistosa macchia bianca ovale chiamata macchia temporale o macchia post-oculare. Infine, dietro la dorsale, esiste una macchia grigia che scende su entrambi i fianchi, con forma irregolare e talvolta sfumata, chiamata sella. E’ un cetaceo raro in Mediterraneo, dove molto probabilmente penetra attraverso lo Stretto di Gibilterra nel corso di incursioni esplorative. E’ una specie cosmopolita, esistono popolazioni tipicamente costiere, ed altre che vivono in mare aperto, alcune vivono ai tropici altre invece immerse nei ghiacci; in generale il requisito principale dell’habitat di questa specie è la disponibilità di cibo. L’orca ha un fabbisogno energetico di oltre 200 Kg di cibo al giorno (per un maschio adulto), questo è possibile grazie alla variabilità della sua dieta e alla capacità di cooperare con altri esemplari di orca durante la caccia. In pratica tutti gli organismi marini sono possibili prede delle orche, dal pesce azzurro ai grandi cetacei. E’ uno dei cetacei più veloci, può raggiungere i 50 Km/h, in genere compie una serie di brevi immersioni poco profonde, della durata di poche decine di secondi, e poi l’immersione più lunga, alcuni minuti durante la quale può raggiungere i 1030 m di profondità. La struttura sociale di questa specie è molto particolare e stabile, ogni comunità è formata da pod, gruppi di individui di entrambi e sessi e di tutte le classi di età, presumibilmente imparentati tra loro, il cui numero varia da 6 a50 esemplari. La stagione riproduttiva non è ben precisa, si è osservato che la maggior parte delle nascite avviene in autunno e in inverno, dopo una gestazione che oscilla dai 12 ai 16 mesi, si suppone quindi che gli accoppiamenti avvengano alla fine dell’estate. Il piccolo rimane con la madre per almeno il primo anno, quando inizia lo svezzamento; la femmina potrà accoppiarsi nuovamente dopo 3-8 anni.

Pseudorca
Pseudorca crassidens


Ordine: Cetacei
Sottordine: Odontoceti
Famiglia: Delphinidae
Genere: Pseudorca

La pseudorca, come l’orca, ha un dimorfismo sessuale evidente; le dimensioni ne sono un esempio, il maschio misura in media 5,3 m la femmina 4,4. Il corpo della pseudorca è sottile e slanciato, la testa è lunga e affusolata, tanto che il melone non si nota e si assottiglia in un rostro arrotondato. La dorsale, situata a circa metà del dorso, larga, alta e falcata, ha il margine molto concavo e la sua estremità può essere appuntito o arrotondato. Le pettorali sono posizionate molto in avanti, sono lunghe e strette con una accentuata curvatura “a gobba” del loro margine anteriore. La coda è piccola, in relazione alle dimensioni del corpo, le sue estremità sono leggermente appuntite ed il seno interlobare è evidente. Il corpo è grigio scuro, quasi nero; dal petto al ventre si estende un’area a forma di w più chiara, grigia o quasi bianca. In Mediterraneo, è una specie rarissima, probabilmente entra, attraverso Gibilterra solo per bervi visite. In generale predilige gli ambiente pelagici, anche se occasionalmente può avvicinarsi alle coste. La pseudorca ha una dieta molto ampia, dai cefalopodi ai grandi pelagici e persino piccoli cetacei, questo presuppone non solo una grande agilità ma anche la capacità di frazionare le prede. E’ capace sia di nuotare lentamente ma anche di raggiungere elevate velocità, durante il nuoto di trasferimento si muove sotto la superficie emergendo per respirare a intervalli regolare ( 15-20 sec.). In genere vive in gruppi di 20-40 esemplari che si possono unire ad altri per formare dei supergruppi formati anche da 100 individui. I gruppi sono formati da individui di entrambi i sessi e di tutte l’età ma non si sa se questa composizione sia stabile o meno. La stagione riproduttiva di questa specie non è chiara, i piccoli sono stati osservati in tutte le stagioni. La gestazione può durare dai 12 ai 15 mesi.

Stenella striata
Stenella coeruleoalba

Ordine: Cetacei
Sottordine: Odontoceti
Famiglia: Delphinidae
Genere: Stenella

La stenella ha dimensioni comprese tra 220 e i 236 cm, con punte massime di 260 cm; il peso oscilla tra gli 80 e i 120 kg, con punte massime di 156 kg. In alcuni studi condotti su stenelle striate del Mediterraneo sono state evidenziate dimensioni leggermente ridotte rispetto a quelle misurate in altri mari ed oceani. Il corpo è fusiforme, la pinna dorsale elevata e leggermente falcata, le pettorali sono strette ed il rostro è prominente. La colorazione è particolare: la zona dorsale è di color grigio-azzurro scuro, i fianchi sono grigio chiaro e la zona ventrale è bianca. Dai fianchi si estende un’area chiara a forma di fiamma, che procede indietro e verso l’alto, nella zona dorsale per arrestarsi subito sotto la pinna dorsale. La zona dei fianchi è nettamente delimitata da quella del ventre da una linea scura, che parte dall’occhio e procede verso la zona genitale, allargandosi. Sono presenti altre striature: una sottile che dall’occhio si dirige indietro per arrestarsi sopra la pettorale ed una più spessa che dall’occhio si congiunge alla pettorale. Infine, rostro, pettorali e caudale sono di colore grigio scuro. In Mediterraneo pare che sia la specie di delfinide pelagico più abbondante, ma la sua frequenza diminuisce da occidente verso oriente; è completamente assente in Mar Nero. La profondità media delle località di avvistamento è di poco inferiore ai 1900 m. La stenella striata si può osservare sia in acque temperate e temperate-fredde sia in acque tropicali. Le prede della stenella striata e le osservazioni compiute in mare indicano che quest’animale predilige le acque pelagiche profonde, lungo la scarpata continentale; tuttavia esso si può incontrare anche al di sopra della piattaforma continentale ed a poche miglia dalla costa. Sembra avere un’alimentazione di tipo opportunistico; l’analisi dei contenuti stomacali di molti esemplari ha rivelato la presenza di vari tipi pesci, molluschi cefalopodi e crostacei. La stenella è una specie pelagica e molto attiva che vive in gruppi numerosi, da 10 a 40 individui, che occasionalmente possono unirsi ad altri gruppi per formare dei supergruppi di parecchie migliaia di individui. Ha un nuoto estremamente veloce e agile, durante i suoi spostamenti più di un terzo degli individui del gruppo salta al di sopra della superficie dell’acqua. Le immersioni durano generalmente da 3 a 5 minuti. Per alimentarsi possono immergersi fino a 200 m di profondità. La maturità viene raggiunta nei maschi tra i 7 ed i 15 anni, nelle femmine tra i 5 ed i 13 anni. La stagione degli accoppiamenti in Mediterraneo va dalla tarda estate all’autunno. La gestazione dura 12-13 mesi. Il feto si accresce ad una velocità di 0,29 cm al giorno ed alla nascita il piccolo misura 90-100 cm. Lo svezzamento avviene all’incirca 16-18 mesi dopo la nascita.

Steno
Steno bredanensis

Ordine: Cetacei
Sottordine: Odontoceti
Famiglia: Delphinidae
Genere: Steno

Lo steno è un cetaceo dall’aspetto primitivo e goffo; può raggiungere i 2,4 m di lunghezza ed 130 Kg di peso, gli individui di sesso maschile sono in genere più grandi delle femmine. In mare, a distanza, può essere confuso con altre specie con le quali si accompagna, quali il tursiope o la stenella maculata, ma ad una osservazione più attenta, l’animale è facilmente riconoscibile, anche se raramente viene avvistato e quindi poco conosciuto. Una delle sue caratteristiche distintive è la forma del capo conico e del rostro lungo e stretto; il melone è poco pronunciato che scende sul rostro senza alcun solco che li separa, a differenza degli altri delfinidi con rostro prominente. Il capo stretto e gli occhi grandi con una macchia scura intorno, gli conferiscono l’aspetto di un rettile. Il corpo è allungato e relativamente sottile, in posizione mediana si trova la dorsale alta, falcata con margine concavo e base larga; lungo i fianchi, in posizione relativamente arretrata, sono presenti le pettorali, lunghe circa il 14% della lunghezza totale e molto appuntite. Anche la colorazione è un carattere distintivo, il dorso e la dorsale sono grigio scuro, i fianchi grigio chiaro, il ventre bianco o bianco rosato e la bocca orlata di bianco su entrambe le mascelle, inoltre lungo tutta la livrea, ma in particolar modo nella metà inferiore del corpo, sono presenti una serie di macchie e punti bianco rosati o bianco giallastri. Non è raro notare dei graffi e cicatrici. In Mediterraneo sembra essere poco presente, in realtà il dato potrebbe essere sfalsato dalla difficoltà nel riconoscerlo in mare. Date le sue preferenze per le acque calde, è probabile che la sua frequenza nel Mediterraneo sia maggiore nella parte meridionale. Di certo è una specie dalle abitudini pelagiche. Lo steno si ciba soprattutto di pesci e cefalopodi, inoltre è stata osservata la capacità di questi animali di frazionare le prede più grandi oltre che dividerle con gli altri componenti del gruppo. E’ una specie gregaria che vive in gruppi formati da 10-20 esemplari e talvolta di più di 50 ma la loro composizione sociale non è ancora nota e non è raro osservarli in compagnia di altri delfinidi come tursiopi e globicefali. Può raggiungere elevate velocità e rimanere in immersione per più di 15 minuti e ma può essere osservato anche mentre nuota rapidamente al di sotto della superficie, con solo la dorsale e una piccola parte del dorso ben visibili. Le informazioni sulla biologia di questa specie sono veramente poche, tutto ciò che concerne la stagione riproduttiva, la gestazione e l’allattamento sono ancora ignoti, si sa che la maturità sessuale avviene ad una lunghezza di circa 2,1 m verso i 14 anni di età.

Tursiope
Tursiops truncatus

Ordine: Cetacei
Sottordine: Odontoceti
Famiglia: Delphinidae
Genere: Tursiops

In Mediterraneo la lunghezza media del tursiope si aggira tra i 2,5 e i 3.5 m, con un massimo di 4 m, il maschio raggiunge dimensioni superiori a quelle della femmina e il peso dell’adulto oscilla tra i 270 e i 350 kg. La corporatura è possente e muscolosa se paragonata a quella della stenella o del delfino comune. Il capo è caratterizzato da un melone bel pronunciato e dal rostro corto e tozzo. La dorsale, che nell’adulto è moderatamente alta e falcata, è situata in posizione mediana. Le pettorali sono corte e sottili. In molte zone nelle quali è stato studiato, si presenta in due forme: una costiera, più piccola ed in genere di colore più chiaro, ed una pelagica, più robusta e più scura. La livrea è sfumata, poco definita e notevolmente variabile tra un esemplare e l’altro. Il dorso, di colore grigio, varia dal grigio fumo quasi nero a tinte nettamente chiare, talvolta brunastre. La gualdrappa, in genere ben visibile, è stretta sul capo e va allargandosi, scendendo verso metà dei fianchi, all’altezza della dorsale e sfumando nel grigio del peduncolo. I fianchi, di color grigio più chiaro della gualdrappa, si schiariscono ulteriormente, verso il basso, sfumando, senza linea di demarcazione, nel ventre che è biancastro, talvolta rosato. La mandibola, compreso il suo apice, è in genere bianca come il ventre. Esistono numerose varianti di questo schema di colorazione del tursiope, tra le quali spicca, in alcuni esemplari mediterranei, una fiamma di color chiaro che interrompe la gualdrappa da sotto la dorsale in avanti, verso il torace, assai simile a quella della stenella striata. Il tursiope è la specie più diffusa in tutto il Mar Mediterraneo; in particolare, nei mari italiani è presente nel Canale di Sicilia e sulla piattaforma africana su cui sorgono le Isole Pelagie. Non è raro avvistarlo lungo la costa ionica della Calabria, Basilicata e Puglia; inoltre nel mare Adriatico il tursiope diviene progressivamente preponderante sulle altre specie di cetacei risalendo verso nord, fino a divenire, nella porzione settentrionale del bacino, l’unico cetaceo comunemente avvistato. Quest’ampia distribuzione dipende, probabilmente, dalla sua grande capacità di adattamento a diversi habitat. L’ambiente più tipico è quello costiero: soprattutto nelle acque basse, lungo le coste rocciose, dove l’acqua è limpida e relativamente profonda. Tuttavia esistono anche forme più pelagiche, pertanto può essere avvistato anche a notevole distanza dalla costa. Nel Mediterraneo l’ecotipo prevalente è quello costiero; infatti la profondità media del mare nelle località di avvistamento è risultata di poco superiore ai 100 m. E’ prevalentemente ittiofago, tuttavia dimostra una grande flessibilità nell’adattare la dieta alla preda più facilmente ottenibile. Si ciba pertanto anche di calamari, seppie e polpi e, all’occorrenza anche di crostacei ed altri invertebrati del benthos. I pesci più frequentemente catturati sono quelli più abbondanti nelle acque basse in cui vive: cefali, anguille, acciughe, sardine, sgombri, aringhe, triglie, aguglie ecc. In molte zone il tursiope ha modificato il suo flessibilissimo comportamento alimentare per avvantaggiarsi delle attività della pesca dell’uomo, sia sottraendo il pesce dalle reti, sia nutrendosi di pesce di scarto gettato in mare dai pescatori. Tra le tecniche di cattura degna di nota è l’abitudine, spesso osservata di cacciare in gruppo, sfruttando la perfezionata socialità tipica della specie. È una specie gregaria, i cui gruppi in media sono formati da 6-7 individui. L’organizzazione sociale è molto particolare, un gruppo di femmine adulte, in genere da 5 a 10 esemplari, vivono in associazione con i loro piccoli non ancora svezzati. Al raggiungimento dell’indipendenza dalla madre, i piccoli di entrambi i sessi si separano dal gruppo per andare a formare un gruppo misto di giovani. Poi al raggiungimento della maturità sessuale, le femmine andranno a raggiungere un gruppo (probabilmente quello di nascita), dove presumibilmente rimarranno per tutta la vita; mentre i maschi stringeranno un legame duraturo con un altro maschio della stessa età, formando così una coppia di maschi, che andrà ad unirsi temporaneamente ai gruppi di femmine solo nel contesto riproduttivo. È agilissimo, raggiunge notevoli velocità (oltre i 30 Km/h), quando nuota in condizioni di trasferimento, emerge per respirare circa una volta ogni 15-20 secondi. Si immerge senza difficoltà per alcune centinaia di metri, forse fino a 600 m, fino ad un massimo di 8 minuti, ed in media 3 o 4 minuti. La stagione riproduttiva non è ben definita, malgrado in genere gli accoppiamenti e le nascite avvengono nella stagione calda. La gestazione dura 12 mesi. Il piccolo rimane in stretto contatto con la madre per circa un anno e mezzo o due; lo svezzamento definitivo avviene nella seconda metà del secondo anno di vita,e comunque prima della nascita del piccolo successivo. Nei tursiopi è stato osservato il comportamento del babysitting, in cui piccoli di più femmine vengono accuditi da una femmina sola mentre le madri sono in giro in cerca di cibo. La maturità sessuale avviene tra i 9 e i 10 anni per le femmine, tra i 10 e i 13 anni per i maschi.

Zifio
Ziphius cavirostris

Ordine: Cetacei
Sottordine: Odontoceti
Famiglia: Delphinidae
Genere: Ziphius

Le dimensioni medie dello zifio adulto sono di circa 6 m e non vi è differenza di grandezza fra maschi e femmine. Il corpo è siluriforme e tozzo; il capo è piccolo e compresso con un rostro molto corto ed indistinto, che con l’età diviene più pronunciato, nel complesso ha l’aspetto del becco di un’oca. La rima boccale è corta con forma sigmoide e con l’apice della mandibola sporgente in avanti, sotto la mascella superiore, la mascella inferiore dei maschi presenta due piccoli denti appena visibili a bocca chiusa che possono essere coperti di cirripedi. Lo sfiatatoio, posto sulla verticale degli occhi e leggermente asimmetrico sulla sinistra, è a mezzaluna con la concavità rivolta in avanti. La dorsale, situata all’inizio del terzo posteriore del corpo, quindi visivamente molto arretrata, può essere bassa e triangolare o alta e falcata; le pettorali sono piccole e sottili, quando tenute aderenti al corpo, rientrano in un’apposita depressione che è tipica degli Zifiidi. La coda è grande, larga fino a un quarto della lunghezza del corpo, con margini concavi e seno interlobare piccolo o assente. La colorazione è molto particolare e varia molto con l’età ed il sesso, i maschi adulti sono grigio ardesia su tutto il corpo, le femmine possono essere da grigio scuro a rossiccio, in entrambi i casi, il capo e la parte anteriore del dorso sono panna o biancastri con una regione scura che circonda l’occhio, inoltre il ventre ed i fianchi sono tappezzati di cicatrici, che aumentano con l’età e sono dovute all’interazione competitive con altri individui. E’ una specie ben nota in Mediterraneo, più frequente nel bacino occidentale che in quello orientale, anche se questo dato appare sfalsato dalla mancanza di studi e quindi di osservazioni piuttosto che alla mancanza reale della specie. Di certo è una specie pelagica che predilige le zone con profondità intorno ai 1000 m e che difficilmente si avvicina alla costa. Dall’analisi dei contenuti stomacali esaminati, si è dedotto che sia un predatore opportunistico, si ciba delle prede maggiormente disponibili, in genere cefalopodi meso e batipelagici. E’ un animale tranquillo, dal nuoto lento e rilassato raggiunge una velocità massima pari a 5 Km/h ( 3 nodi ). In genere nuota sotto il pelo dell’acqua compiendo 2-3 respirazioni ogni 20 sec., l’ultima delle quali è accompagnata dal sollevamento della coda fuori dall’acqua, questo aiuta l’animale di raggiungere le profondità predilette dove vi rimane anche dai 20 ai 40 minuti. Il soffio è diretto leggermente in avanti e a sinistra, ma è basso e poco visibile. La struttura sociale non è nota, la maggior parte delle volte è stato osservato solitario o in piccoli gruppi costituiti da 2-4 esemplari. Normalmente evita le imbarcazioni e qualche volta è stato osservato mentre compie un breaching. I parametri riproduttivi di questa specie non sono noti, si sa solo che la maturità sessuale sopraggiunge, per entrambi i sessi, quando raggiungono la lunghezza di ca. 5,5 m.